Ambiente, cresce la raccolta differenziata in Calabria

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Dichiarazione dell’assessore regionale all’ambiente Antonella Rizzo sui rifiuti in Calabria:
“La pubblicazione da parte di ISPRA del rapporto sui rifiuti urbani per l’anno 2017 è un’occasione per fare il punto sulla situazione della gestione dei rifiuti in Calabria. Il rapporto fotografa e mette nero su bianco i dati che ho più volte dichiarato in diverse circostanze e che rappresentano i risultati attesi, peraltro per niente scontati, frutto di un intenso lavoro di pianificazione e programmazione.

La questione rifiuti in Calabria è stata da sempre affrontata con il ricorso a soluzioni tampone ed emergenziali, finalizzate per lo più ad affrontare problemi di igiene pubblica: mancanza di soluzioni strutturali, assenza di pianificazione e di strategia di lungo termine, finanziamenti pubblici a pioggia, avevano condannato la Calabria a percentuali di raccolta differenziata irrisoria, con una forte dipendenza dalla discarica, in cui addirittura i rifiuti venivano conferiti “tal quale” in discarica, senza nessuno dei trattamenti previsti dalla norma. Per cui, a quasi venti anni di distanza dall’emanazione del Decreto Ronchi, che per primo ha introdotto l’obbligo della raccolta differenziata, alla data del mio insediamento, nel luglio 2015, ho dovuto prendere atto che la percentuale di raccolta differenziata per il 2014 era al 18,6%, ben lontana dall’obiettivo di legge del 65%.
I numeri del rapporto ISPRA 2018 vanno perciò esaminati in maniera oculata. La Calabria nel 2017 ha raggiunto il 39,7% di raccolta differenziata. Cosa dice questa percentuale? Poco o nulla ad un lettore non molto attento, meno di nulla a un falso delatore.
Invece questo numero ha in sé tutto il senso della decisa inversione di rotta che la forte determinazione del presidente Mario Oliverio e del mio assessorato hanno dato all’organizzazione del ciclo di gestione dei rifiuti e i cittadini calabresi lo testimoniano quotidianamente, finalmente impegnati nella selezione dei loro rifiuti, così come ne sono ben coscienti i solerti amministratori locali che del decoro urbano e della sostenibilità ambientale hanno fatto la loro bandiera. In solo due anni di lavoro, in sinergia con la struttura dipartimentali e i territori, la percentuale di raccolta differenziata è più che raddoppiata.
La tabella di marcia degli obiettivi è stata stabilita nel nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti, che finalmente, con un processo partecipativo, partito nell’ottobre 2015 su impulso della mia azione, è stato approvato nel dicembre 2016. Esso parte dall’impietosa analisi del passato e, con realismo, indica gli strumenti e le azioni per il cambio di paradigma per cui il rifiuto assurga al rango di risorsa. Il piano detta anche i tempi in cui le azioni andranno realizzate ovvero esplicheranno i loro effetti: entro il 2018 la raccolta differenziata dovrà attestarsi al 45% e per il 2020 dovrà raggiungere il 65%: la percentuale del 2017, poco meno del 40%, indica che il prossimo obiettivo del 2018 sarà sicuramente raggiunto.
La raccolta differenziata nel 2017 è cresciuta di +6,5 punti percentuali rispetto al 2016, con un trend di crescita perfettamente allineato a quello delle altre regioni italiane che puntano al raggiungimento del 65% e difatti la Calabria, insieme alla Basilicata e alla Puglia vedono il maggiore incremento di raccolta differenziata. Il dato significativo è che la Calabria, dopo decenni di stallo, si posiziona tra le regioni italiane ai primi posti per incremento di raccolta differenziata.
La produzione totale dei rifiuti urbani è in costante decrescita e, dato rilevante, il compostaggio aerobico della frazione organica della raccolta differenziata nel 2016 e nel 2017 è cresciuto esponenzialmente: basti pensare che nel 2017 si è arrivati ad intercettare il 53% della frazione umida contenuta nel rifiuto urbano e a inviare al compostaggio aerobico oltre 125.000 t di organico proveniente dalla raccolta differenziata.
Dal rapporto ISPRA emerge anche come nemmeno una tonnellata di rifiuti urbani prodotta è stata conferita direttamente in discarica senza previo trattamento, a testimoniare che il quadro dell’impiantistica pubblica esistente e di quella privata dichiarata di interesse pubblico, seppur con la fragilità di un sistema tecnologico ancora basato sul trattamento meccanico biologico, è sufficiente a far fronte alla domanda di trattamento.
Tutto il ciclo di gestione dei rifiuti si è infine chiuso nei confini regionali e nessun trasferimento di rifiuti è stato effettuato fuori regione nel corso del 2017, come del resto neanche nel corrente anno.
Certamente c’è ancora molto da fare e continuerò a lavorare con le amministrazioni locali perché superata la fase emergenziale si possa dare solidità al sistema. Ma i dati sono inconfutabili e solo l’incompetenza e un uso strumentale dell’informazione possono travisarne la lettura piegandola a una logica di sterile e vana polemica. In un momento storico in cui in Italia bruciano gli impianti e il sindaco della Capitale Virginia Raggi (5 stelle) e il ministro dell’ambiente Sergio Costa del governo gialloverde, invocano il mutuo soccorso delle altre regioni per risolvere l’emergenza romana, i risultati che sono riuscita ad ottenere dopo decenni di stallo, di deresponsabilizzazione e di incuria, mi riempiono di soddisfazione.
Sicuramente la costruzione di un sistema infrastrutturale moderno, autosufficiente e ambientalmente sostenibile, non è un percorso agevole né breve. L’impiantistica attuale è infatti basata su tecnologie ormai vetuste che saranno però sostituite da moderne e avanzate piattaforme tecnologiche di recupero e di riciclaggio e di compostaggio integrato aerobico/anaerobico con produzione di energia e di biogas. Nel transitorio, fino all’entrata a regime dei nuovi impianti, tre dei quali sono già in corso di realizzazione a Rossano, Catanzaro e Reggio Calabria, occorre fare ricorso alla rete privata regionale di trattamento per assicurare la continuità del trattamento e la chiusura del ciclo, attraverso la reale integrazione tra pubblico e privato, realmente cara solo a chi crede nel progresso della nostra terra. Gli impianti privati, regolarmente autorizzati, verranno quindi utilizzati per i rifiuti calabresi anziché per i rifiuti provenienti dalle altre regioni. La copertura dei costi è, come sempre, assicurata dalla tariffa che i Comuni versano alla Regione. I Comuni a loro volta inseriscono come di consueto tutti i costi nel piano economico finanziario della TARI, a copertura integrale dei costi di gestione dell’intero ciclo. Tanto prevede la norma nazionale e non una manovra finanziaria della Regione. Così come è la legge dello Stato che prevede che siano i Comuni a subentrare nella competenza dell’organizzazione e gestione dell’intero ciclo e non un gioco a scaricabarile.
La minimizzazione degli impatti ambientali ha guidato tutte le scelte fatte sinora, nel rispetto delle peculiarità del territorio regionale, salvaguardando i territori vulnerabili, di maggiore pregio, le attività agricole e i distretti produttivi di qualità.
In definitiva continuerò nella mia azione in qualità di assessore all’ambiente della Regione Calabria come ho fatto sinora, con la collaborazione e il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse e delle amministrazioni locali, ad altri lascio le polemiche e la mistificazione di fatti inconfutabili”. pg

ufficio stampa