La sfida (persa) dell’Università Antimafia. Nessuna adesione al bando su beni confiscati a Limbadi

hrh

Va deserto l’avviso pubblico per l’affidamento in concessione dei beni confiscati alla mafia di proprietà del Comune di Limbadi, e anche il contestuale progetto dell’Università dell’Antimafia. La realizzazione era stata fortemente voluta da “Riferimenti”, con il coinvolgimento del Viminale e un finanziamento nell’ambito del Pon sicurezza 2007/2013.
Il Bando predisposto dai commisari di Limbadi non ha riscosso alcun interesse, tant’è che, alla scadenza dei termini previsti, sul tavolo di Francesco Mazzitelli, responsabile dell’area tecnica, non è approdata nessuna domanda di partecipazione.
Enti, comunità, associazioni antimafia, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, comunità terapeutiche e centri di recupero per tossicodipendenti hanno tentennato nel  manifestare attenzione per i contenuti del bando pubblicato lo scorso 19 ottobre e sugli iniziali obiettivi di aggredire il patrimonio mafioso, disarticolare le organizzazioni criminali e restituire alla collettività beni accumulati illegalmente, quale segnale di presenza forte dello Stato sul territorio, cala la notte.
Il progetto dell’Università Antimafia ha visto coinvolti fin dal principio Unical, Università Cattolica di Milano, ass. “Giorgio Ambrosoli”, ass. “Antoniono Caponnetto”, e Confapi.
Per la sua realizzazione e ristrutturazione si è utilizzato un finanziamento di 2.377.840 euro recuperati dal Ministero dell’Interno con i Pon Sicurezza. Anche il Comune ha messo del suo facendosi carico di tutte le spese per il  mantenimento dei servizi e lavori di manutenzione per un importo di 40 mila euro l’anno. Negli immobili confiscati si sono tenuti spesso seminari con il coinvolgimento di studenti, scrittori, magistrati, giornalisti, politici, accademici, sindacalisti.  Il progetto iniziale è davvero ambizioso, la Triade commissariale di Limbadi avrebbe l’intenzione di ripubblicare l’avviso nella speranza che le associazioni calabresi si facciano avanti. Peraltro i beni confiscati vengono concessi “a titolo gratuito” ed esclusivamente per “finalità sociali”.