Reggio saluta la Madonna della Consolazione che rientra all’Eremo

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La festa di Santa Maria Madre della Consolazione, o più comunemente chiamata festa della Madonna della Consolazione, è il principale evento religioso e civile della città di Reggio Calabria. È celebrata in onore della compatrona della città. La festa prende avvio la mattina del secondo sabato del mese di settembre con la processione della Sacra Effigie, che dalla Basilica dell’Eremo viene portata alla Basilica Cattedrale. Una seconda processione, che segue un percorso nel centro storico cittadino, avviene il martedì immediatamente successivo. Domenica prossima 25 novembre, la Città di Reggio Calabria saluterà l’effige della Patrona, la Madonna della Consolazione, accolta l’8 settembre scorso in Cattedrale. La processione di rientro inizierà alle 15.30 a partire da Piazza Duomo, si snoderà lungo le vie del centro cittadino, per poi concludersi nella Basilica dell’Eremo.
In questi mesi tutte le undici zone pastorali della diocesi reggina si sono alternate in Cattedrale. Durante i sabati, alle 17, tutte le comunità parrocchiali insieme ai loro pastori hanno condiviso la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo davanti allo sguardo materno di colei che consola.
Sabato prossimo alle 19 si svolgerà l’ultimo pellegrinaggio prima della processione. L’arcivescovo presiederà la Messa alla quale parteciperanno i portatori della vara.
Alla Festa religiosa si affiancheranno celebrazioni civili, organizzate dall’Amministrazione Comunale.

La prima processione del quadro della Madonna della Consolazione è datata 1636. Il dipinto che oggi viene portato in processione è opera del reggino Nicolò Andrea Capriolo, che lo realizzò nel 1547. Nel 1532, infatti, i frati Cappuccini si trasferirono presso l’attuale Basilica dell’Eremo, dove al tempo sorgeva una piccola cappella dedicata proprio alla Madonna della Consolazione, con all’interno una effigie di piccole dimensioni della Vergine. Fu il nobile Camillo Diano, vista la realizzazione di una nuova chiesa del Convento, a commissionare al Capriolo la realizzazione di un nuovo quadro, di dimensioni maggiori, con raffigurati anche San Francesco e Sant’Antonio.

La devozione dei reggini verso la Madonna della Consolazione si consolida a metà del Cinquecento. Nel 1567-1577, infatti, una tremenda pestilenza flagellò la città. Si racconta che al frate Antonino Tripodi, in preghiera devota di fronte al quadro, apparve proprio la Madonna che annunciava la fine dell’epidemia. Ne seguì un pellegrinaggio collettivo del popolo reggino, che si recò in massa alla Basilica del’Eremo per ringraziare la venere Maria. Seguirono poi altre pestilenze (1636, 1656, 1672) che rafforzarono la devozione e il legame dei cittadini di Reggio verso la Madonna della Consolazione e la Sacra Effigie.
Il 24 giugno 1657 con un atto notarile rogato presso il notaio Cristoforo Latella, la città di Reggio si impegnò ufficialmente ad offrire ogni anno un cero votivo in occasione della festa, e con Decreto della Santa Congregazione dei Riti del 26 agosto 1752  la Madonna che raffigura il dipinto fu dichiarata “Patrona della città”.
Il terremoto che nle 1963 colpì la Sicilia, risparmiò Reggio Calabria. In segno di ringraziamento, il popolo reggino portò ancora una volta in processione l’Effigie, cui vennero aggiunte: una cornice in argento donata proprio dai cittadini; due corone in argento donate dall’Amministrazione, e un velo di raso color cremisi (il colore della città) dono del Capitolo.
La devozione alla Madonna della Consolazione si è rinnovata nel corso dei secoli successivi anche, e soprattutto, in concomitanza con eventi di natura tragica come altre pestilenze (1743-1744, 1836-1847, 1854), terremoti (1696-1719, 1908) e periodi di siccità.
Nel 1982 il quadro venne trafugato dall’Eremo, ma venne ritrovato dopo pochi giorni proprio nei pressi della Basilica.
Il dipinto è portato in processione dai “portatori della Vara”. La Vara è di ingenti dimensioni: alta 5 metri, pesa oltre 12 quintali. Il percorso seguito va dalla Basilica dell’Eremo, nella parte alta della città, fino al Duomo, percorrendo a piedi circa 3,5 km con un dislivello di 158 metri, attraversando nella fase finale il corso Garibaldi, principale direttrice del centro cittadino.
Il dipinto viene portato dentro la Cattedrale con la tradizionale e suggestiva “volata”, l’ultima fatica dei portatori, che consiste nel fare di corsa l’ultimo tratto della processione, dall’inizio della Piazza del Duomo fin davanti la scalinata della Cattedrale, sotto il peso della Vara.