Caro Nicola Gratteri, c’era una volta la Ndrangheta (video)

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Quanto accaduto nelle ultime ore è frutto di una dinamica del tutto peculiare, sicché la contestazione del fondatore CiM Gaetano Campolo non ambiva ad essere inopportuna sin dal principio. La possibilità di esprimere la propria insofferenza è stata infatti sancita dal dott. Nicaso il quale, vedendo lo stato di “mite agitazione” (mi permetta l’ossimoro) di Campolo, ha espressamente offerto l’opportunità di asserire la problematica pre-figurata. Il giovane imprenditore ha da subito palesato la sua paradossale vicenda, la quale è notoriamente contraddistinta da torchiate di carattere lobbistico varie volte lambite da diversi quotidiani nazionali. Per essere chiari, il blocco del mercato ‘Home Restaurant Hotel’ contiene esplicite dinamiche di consorteria che sono oggi uno dei principali problemi del nostro paese. In tale contesto, l’obiettivo di Gaetano Campolo era quello di evidenziare il paradosso della politica e dell’azione giudiziaria odierna, le quali spesso mostrano una certa miopia quando si trovano a trattare questioni di tal entità. Il bisogno di uno stato più equo Campolo lo ha gridato e lo griderà ancora, perché nessuno riuscirà a togliere il bavaglio a un giovane che nella legalità vuole creare sviluppo in una terra già martoriata.
Questa è una storia ancora tutta da scrivere e prima o poi tutti i nodi verranno al pettine. Preciso che quanto accaduto non vuole essere una contestazione alla persona o al magistrato Gratteri, che invero rispettiamo profondamente e al quale riconosciamo il nobile ruolo di “redentore” della nostra Calabria. Anzi, questa vuole essere una critica costruttiva che spinga chi di dovere a rimuovere il pantano sociale in cui siamo caduti. Se oggi Gaetano l’ha contestata – le sembrerà strano – è perché le vuole bene. Vorrei ribadire che l’esasperazione è dapprima un problema umano e che le tristi vicissitudini che tanti imprenditori subiscono ogni giorno meritano una sacrosanta deferenza.
In questa continua situazione di scontro tra istituzioni sorde – che non vengono ricondotte a un unico nome, perché non crediamo in un unico capro espiatorio – mi sento di dire che oggi siamo tutti Gaetano Campolo.

Antonino Calabrese, Segreterio regionale ‘Calabresi in Movimento’