ORGOGLIO DI CALABRIA NEL MONDO… AMARELLI E LA LIQUIRIZIA  UNA STORIA DI INNOVAZIONI CON RADICI SECOLARI

Di Andrèa Loria

La pianta della liquirizia, il cui nome scientifico è “Glycyrrhiza
glabra”, è conosciuta ed impiegata da circa 35 secoli ed è citata da
antichi testi cinesi e dalla tradizione ippocratea.
Essa è presente in molti paesi, come l’Italia, la Grecia, la Turchia,
l’Afghanistan, l’Iran e la Mongolia, ma – secondo quanto
autorevolmente afferma l’Enciclopedia Britannica – la migliore
qualità di liquirizia “is made in Calabria”.
Le piante nascono spontanee lungo il litorale, dove le caratteristiche
naturali del suolo e del clima contribuiscono, insieme, ad elevare il
contenuto di glycyrrhizina, il glicoside dalla cui presenza deriva la
peculiarità del succo di liquirizia.
La storia della sua trasformazione è molto antica ed è legata alle
vicende del latifondo e delle famiglie feudatarie calabresi.
Infatti le sue radici, tanto lunghe che si diceva arrivassero
all’inferno, pur contribuendo ad azotare il terreno, dovevano essere
estirpate prima di procedere a qualsiasi coltura.
La loro raccolta, in un’economia strettamente dipendente
dall’agricoltura, consentiva di sfruttare il terreno nell’anno di riposo
della rotazione, dando lavoro ai propri contadini nonché a gruppi di
immigrati stagionali provenienti da zone ancor più depresse.
Già nel 1500, quindi, si inizia a estrarre il succo di liquirizia e a
questa attività si dedica anche la famiglia dei Baroni Amarelli, che
alternava alla cura del proprio patrimonio agricolo anche un forte
impegno militare (v. Alessandro Amarelli, crociato, morto in
Palestina nel 1103 e Francesco Amarelli, uno dei vincitori della
battaglia di Otranto, morto nel 1514) e culturale (come Giovan
Leonardo, Conte Palatino e Priore dell’Università di Messina, morto
nel 1667 e Vincenzo, patriota e maestro di Luigi Settembrini).Nel 1731, secondo la tradizione, viene fondato l’attuale “concio”
Amarelli, alla cui attività fu dato particolare impulso nel 1800 con il
miglioramento dei trasporti marittimi e con i privilegi e le
agevolazioni fiscali concesse dai Borbone a queste industrie tipiche.
Intorno al 1840 abbiamo testimonianza della vasta attività di
Domenico –allargata fino alla capitale, Napoli– e di quella dei suoi
discendenti, per giungere a Nicola che nel 1907 (come descritto nella
Rivista Agraria dell’Università di Napoli) ammodernò la lavorazione
con due caldaie a vapore destinate, rispettivamente, a preparare la
pasta di radice e ad estrarne il succo, mentre una pompa a motore da
200 atmosfere metteva in azione i torchi idraulici per comprimere di
nuovo la pasta e ricavarne altro liquido.
Difficoltà ce ne sono state tante, testimoniate anche da una petizione
inviata al Ministero dell’Industria in cui si metteva l’accento sulle
condizioni dell’industria calabrese all’indomani dell’Unità d’Italia;
si giunge, poi alla grande crisi del 1929 e all’arrivo degli Americani
che, con una massiccia sottrazione di materia prima, fecero sì che –
poco prima della seconda guerra mondiale – chiudessero quasi tutti i
caratteristici “conci”, ubicati prevalentemente nel territorio tra
Rossano e Corigliano. Si arricchiva, così, purtroppo, il patrimonio
archeologico industriale regionale, mentre l’Amarelli, introducendo
una serie di innovazioni tecnologiche che non hanno alterato le note
artigianali del prodotto, incrementava sempre più la sua attività,
rimanendo erede pressoché unica di una tradizione tipica della
Regione Calabria.
Gli uffici dell’Amarelli hanno ancor oggi la propria sede in Rossano (CS), in
un’antichissima dimora di famiglia, edificio risalente al 1400 almeno
per quanto riguarda l’impianto basilare, mentre l’attuale facciata è
del 1600 (esclusa un’ala ricostruita duecento anno orsono dopo un
incendio). La costruzione presenta l’aspetto di una struttura di difesa
di impronta feudale, con un’imponente corpo di fabbrica al centro di
un agglomerato abitativo, costituito dalle case di coloro che
operavano nell’azienda.
Il complesso, nella sua interezza, è, purtroppo poco visibile perché la
superstrada ha tagliato in due, con un devastante intervento, questo
bell’esempio di organizzazione difensivo-lavorativa, ma la mole del
palazzo conserva tuttora il suo fascino.
In questo edificio, sono alloggiati la Direzione, oltre che il museo…