L’intervista di Mario Meliado a Diego Fusaro, la Calabria come esempio di Rinascita

Calabresi in movimento” in tour da sabato. Fusaro: “Macché Destra e Sinistra, la Sinistra invece che del Quarto Stato si occupa del ‘terzo sesso’… Il caso Lucano? Troppi magistrati politicizzati, ma le accuse sono pesanti”
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Certo, la sorpresa c’è: un volto televisivo fra i più noti, un ‘seguace di ferro’ dell’idea sovranista sposa il giovanissimo progetto politico di Calabresi in movimento. Parliamo del torinese Diego Fusaro, «filosofo situazionista filohegeliano» – così viene sovente definito –, che del movimento di Gaetano Campolo diventa a un tempo capo politico e presidente onorario.

Non è difficile capire che, con due-tre appuntamenti elettorali di peso alle porte, il ruolo di Fusaro potrebbe anche propiziare coalizioni inedite e di genuino interesse. In tutto ciò, bisogna anche far presente che proprio in questi giorni partirà – su scala calabrese – il tour del movimento: prima tappa, sabato prossimo 13 ottobre a Catanzaro (domenica Crotone, lunedì 15 Cosenza, sabato 20 la manifestazione politica itinerante di Calabresi in movimento toccherà sia Lamezia Terme sia Vibo Valentia).

Professor Fusaro, come nasce questa passione per la politica ‘praticata’, anche?

«Diciamo che la nostra epoca tende a operare distinzioni tra scienza e politica, ma non è stato affatto sempre così. La filosofia nasce come filosofia della pòlis, è vocazionalmente ‘politica’: è un vizio del nostro tempo distinguerla dalla politica».

Perché in Calabria, allora?, e perché conCalabresi in movimento?

«Per chi ama la grecità e i filosofi greci come me, beh, partire con l’azione politica praticata dalla Calabria significa partire dalla Magna Grecia… la massima fioritura del mondo occidentale e l’umanizzazione che è stata raggiunta qui, indica ripartire da un punto vitale della nostra civiltà. Crotone coi pitagorici, Taranto, Napoli… io amo tutte ‘le Calabrie’. Ma amo anche la Puglia, Napoli… tutto il Mezzogiorno».

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Un amore verso la Calabria che le fa onore, visti pure i numerosi problemi. Il suo impegno politico, però, è intimamente legato anche ai traguardi istituzionali che sono alle porte: nel 2019 si voterà per le Europee, d’accordo, ma (salvo slittamenti alla primavera 2020) anche per Regionali e Comunali di Reggio Calabria…

«Sì, in effetti siamo ben operativi con gli amici di Calabresi in movimento. Coi quali stiamo lavorando sodo per un progetto culturale e politico insieme; anzi, che assuma la cultura quale base di una rinascenza politica di questa terra, valorizzandola come luogo culturale, come produttività di meraviglioso luogo da riscoprire. E quindi abbiamo avviato questo grande processo, nell’auspicio che la rinascenza dell’Italia tutta possa ripartire dalle Calabrie, dalla terra degli antichi pitagorici».

Già, c’è da guidare i processi: ecco perché lei sarà il leader politico di Calabresi in movimento. Ma alle Regionali si candiderà direttamente a Governatore calabrese?

«Siamo un gruppo coeso, che pensa al risultato finale. Non c’è un personalismo leaderistico, che purtroppo invece caratterizza molte altre formazioni. Per noi, l’obiettivo è la rinascenza delle Calabrie: mediteremo a tempo debito come strutturarci, anche su quel fronte. Per ora, l’importante, però, è l’obiettivo condiviso: avviare un processo d’egemonia culturale, che sappia farne valere l’importanza su tutto il territorio calabrese».

A proposito del nuovo soggetto politico: avrà seguìto la pur minima polemica con l’ex senatore del Movimento Cinquestelle, Francesco Molinari, che ha un po’ voluto dire ‘no, Calabresi in movimento siamo noi, ci hanno usurpato il nome’. Ora, è vero che il fondatore Gaetano Campolo ha già risposto, ma lei cosa ne sa? Le cose come stanno?

«Mah, io non so come stiano davvero le cose. Anche perché, trattandosi di un nome molto ‘generale’, è davvero difficile accusare seriamente qualcuno di aver ‘rubato’ un nome di questo tipo. Dipende dall’uso che se ne fa, vorrei dire… al di là della questione nominalistica, poi occorre vedere la sostanza delle cose. All’ex parlamentare, che non conosco di persona, direi questo, ma gli direi anche che non c’è ragione di scaldarsi; anzi, gli direi anche che se si può collaborare con tutte le forze che hanno a cuore la rinascenza della Calabria e dell’Italia, ben venga… non bisogna ‘chiudersi’ pregiudizialmente verso nessuno».

Insomma, ‘in movimento’ si può essere anche in tanti…

«…Certo».

In questi giorni gli arresti domiciliari decretati per il sindaco di Riace Mimmo Lucano hanno destato clamore. Molti considerano questa misura cautelare del tutto adeguata; ma per molti altri, in Italia e nel mondo, da vent’anni Lucano incarna una speranza in tema d’accoglienza e d’integrazione. Che per lei, però, fa rima con deportazione…

«In premessa: non sono mai stato a Riace, non so come effettivamente operasse questo sindaco, per cui sarà la magistratura a fare le sue indagini. Una magistratura che, peraltro, fa spesso un uso politico delle sue azioni, per cui io cartesianamente sollevo, in genere, il dubbio sull’operato dei magistrati. Dopodiché, mi pare evidente che l’immigrazione di massa sia una deportazione di massa d’esseri umani, volta a sfruttarli al meglio abbassando il costo della forza-lavoro: non so se anche questo fosse il caso, non ho elementi per dire che lo fosse né che non lo fosse. Tuttavia, tra i capi d’accusa contestati al primo cittadino riacese ce ne sono di molto pesanti: mi auguro che vengano confutati senza ombra di dubbio, alla fine pensare che certe cose non avvengano mai ne va della dignità di tutti noi italiani. Speriamo, come italiani, che la magistratura possa presto acclarare che Lucano è estraneo ai reati contestati».

Certo però, candidato o meno alla Presidenza della Regione, lei dovrà comunque coordinare l’azione politica di questo nuovo soggetto, specie in vista del voto. E il più grande Problema della Calabria, secondo lei, qual è?

«I problemi maggiori di territori come le Calabrie, a mio giudizio, da sempre sono connessi all’assenza dello Stato: lì dove lo Stato latita, nascono i problemi… Per dire: se io posso fare in treno Torino-Milano in 45′ col Frecciarossa, ma poi per andare sulla strada ferrata da Reggio Calabria a Cosenza ci metto molte ore, accade qualcosa che evidentemente non c’entra con la gente calabrese, ma con lo Stato che è assente. Quest’estate mi trovavo in Puglia e dovevo venire nella Locride, a Gerace: da Brindisi, col volo mi facevano andare o a Torino, e poi di lì a Lamezia Terme; o a Milano e quindi a Lamezia Terme; o a Roma, e da lì a Lamezia. Un problema enorme. Ed è molto sbagliato attribuirlo alla popolazione, come spesso si fa: c’è bisogno di una classe dirigente che debba mettere al centro non il proprio interesse personale, ma il bene collettivo di una terra considerata complessivamente. Che è quel che mi pare manchi».

Almeno a ragionare con le vecchie categorie politiche, non si capisce poi così bene seCalabresi in movimento, al di là della chiara vocazione civica, sarà un soggetto di Destra o più vicino alla Sinistra. Potendo scegliere, oggi lei con chi s’alleerebbe?

«Mah, io mi alleerei con tutti quelli che condividessero i valori e i progetti che abbiamo: non escluderei nessuno, come sa io dialogo fecondamente con movimenti che vengono definiti d’estrema Sinistra e d’estrema Destra. Quelli con cui realmente oggi si fatica a dialogare sono semmai, secondo me, quelli cosiddetti liberal, che si riconoscano nel centrodestra o nel centrosinistra indifferentemente, quelli più organici alla mondializzazione dei mercati. Fermo restando che, se mai vorranno dialogare anche loro con noi, saremo aperti anche a loro, perché no?».

Alla luce di queste sue parole però, scusi professore, che significa il culto del Sovranismo e il culto di quello che orgogliosamente lei stesso in certe rubriche accetta come populismo – evidentemente, nella sua accezione migliore –, da parte di uno studioso che ha sempre ostentato disprezzo verso quello che definisce turbocapitalismo?

«…Tutto giusto. Il fatto è che, oggi, si usa in accezione negativa la parola ‘popolo’ distorcendola in ‘populismo’ e la parola ‘sovranità’ distorcendola in ‘sovranismo’… In realtà, le parole ‘popolo’ e ‘sovranità’ sono nell’articolo 1 della Costituzione italiana, ove si dice che la sovranità, appunto, appartiene al popolo: né più né meno. Invece, sottolineare il valore di questi due pilastri della nostra Democrazia oggi costituisce secondo molti addirittura un ‘elemento di disturbo’, almeno per il capitalismo, che evidentemente non vuole né la centralità del popolo né la centralità della sovranità nazionale ma, piuttosto, quella di Enti privati o di organismi transnazionale. Volessimo dirlo in altri termini, si tratta di rispettare la Costituzione, né più né meno».

 

Già. Ma visto che cita il capitalismo: noi la ricordiamo molto impegnato a opporsi a quella che a suo avviso è una maxi-ondata di precarizzazione ‘selvaggia’, che ne costituirebbe uno dei tratti distintivi. Per impedire questa montante precarietà, non servirebbero risorse pubbliche ingentissime?

«Pur rimanendo sempre composto e calmo, fin dal libro Storia e coscienza del precariato. Servi e signori della globalizzazione io ho difeso con determinazione la mia tesi, secondo la quale il capitalismo globalizzato o turbocapitalismo ci vuole tutti precari e senza stabilità lavorativa, etica ed esistenziale: e per farlo, un fattore fondamentale è la trasformazione dei cittadini degli Stati sovrani nazionali in migranti apolidi in territori lontani, senza radici».

Però, storicamente, quello che ha appena enucleato è un concetto profondamente di Sinistra. Viene in mente la massima contaminazione realizzata pochi mesi fa dall’ex dèm Stefano Fassina nel creare Patria e Costituzione, soggetto politico dal nome tipicamente destrorso, che il fondatore ritiene però sovranista e contemporaneamente di Sinistra… Valori conciliabili?

«Ma infatti Fassina è persona particolarmente intelligente, onesta e preparata. E quindi plaudo alla sua iniziativa coraggiosa di sovranità nazionale, come si sarebbe detto una volta, declinata a Sinistra: io in realtà non credo più a questa dicotomia politica, di Destra/Sinistra. Ma l’intelligenza di Stefano Fassina è d’aver capito che oggi, per difendere i valori di Sinistra, la difesa delle classi più deboli…, occorre avere più sovranità nazionale, più Stato: tutto il contrario di ciò che dicono i più, a Sinistra».

Fusaro, lei ha spesso detto che il «plusvalore economico deregolamentato» è uno dei maggiori nei italiani, dal punto di vista macroeconomico. Anche nell’amore? Nel suo nuovo libro, Il nuovo ordine erotico – Elogio dell’amore e della famiglia, lei dimostra d’avercela a morte con l’ “atomo unisex”, col gender… In altre parole, se c’era un modo per poter litigare una volta ancòra con la Sinistra, l’ha trovato sùbito…

«Curiosa, la storia della Sinistra su questo versante. Nel libro, io mostro alcune locandine del Partito comunista degli anni Cinquanta in cui figurava l’intero nucleo familiare: padre, madre, figlio e si diceva ‘difendete la famiglia, votate comunista’. E sì, perché come in Francia o addirittura anche in Russia, la famiglia tradizionale nella sua interezza, come nucleo proletario di valori resistenti anticapitalistici, veniva vista come uno dei grandi ideali di riferimento del Partito comunista. Oggi, invece, la Sinistra è contro la famiglia, portando avanti lo stesso discorso che, sul fronte strettamente economico, fa il capitalismo, che vuol distruggere la famiglia proprio per distruggere quest’ultimo nucleo non permeabile dalla forma-merce, dall’utilitarismo. Per questo, nel mio ultimo libro Il nuovo ordine erotico, dico che la Sinistra ha abbandonato il Quarto Stato per dedicarsi solo al ‘terzo sesso’…».

…Bisogna recuperare una qualche forma di ‘marxismo domestico’, dice?

«Sì!, ma certo! Anzi, potremmo dire così: la prima forma di vero comunismo è proprio all’interno delle mura domestiche. Dove, evidentemente, ciò che c’è non è mio, non è tuo ma è ‘nostro’, è patrimonio dell’intera famiglia… Che non a caso i ‘globòcrati’ senza cuore hanno deciso d’intaccare, con l’obiettivo di distruggere anche il patrimonio familiare come forma di Welfare e di bene comune delle famiglie».

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