Coffee Break : Cos’è la Flat Tax

flatTAX

Fonte wikipedia

La flat tax (in italianotassa forfettaria) è un sistema fiscale proporzionale e non progressivo se non accompagnato da Deduzione fiscale o detrazione, nel qual caso, anche se l’aliquota legale è costante, l’aliquota media è crescente. Solitamente tale sistema si riferisce alle imposte sul reddito familiare, e talvolta sui profitti delle imprese, tassate con un’aliquota fissa. Fu ideata per la prima volta nel 1956 dall’economista statunitense Milton Friedman.

I sistemi di flat tax, messi in atto come proposto, solo in alcuni casi esonerano le famiglie con un reddito inferiore a uno stabilito per legge (no tax area). Le flat tax non sono comuni nelle economie avanzate, le cui tasse nazionali includono un’aliquota progressiva sui redditi delle famiglie, e sugli utili delle aziende, cosicché l’aliquota aumenta in percentuale all’aumentare del reddito. A ogni modo i sistemi che vengono sempre più chiamati di flat tax presentano molte differenze ai regimi di flat tax (es. tasse progressive).

Il principio di progressività della tassazione ha origini molto antiche ed è stato recepito fin dall’inizio nelle Costituzioni di tutti i Paesi democratici occidentali, sebbene poi sottoposto a successive profonde revisioni nella direzione di un regime fiscale di tipo flat tax.

Il popolo di Israele, così come Melchisedek, pagavano una prima decima non progressiva col reddito, di beni in natura (raccolto di frutti, olio, vino, granaglie; armenti ecc.), per il sostentamento dei sacerdoti della tribù di Levi (Levitico 27:30-32; 2Cronache 31:5). Un decimo di quanto raccolto dai leviti era offerto al Signore (Numeri 18:26; Neemia10:39) nella Prima Tenda del Tempio.
La seconda decima poteva essere convertita in denaro, mentre la terza decima era prescritta dalla legge mosaica per orfani, vedove e forestieri (Tobia1:7-9), non altrove specificate.

La Sacra Scrittura si è talora prestata ad una strumentalizzazione politica ed ideologica, per riproporre un modello di tassazione che all’epoca interessava il sostentamento minimo della classe sociale sacerdotale. Tale classe era costituita per esplicita prescrizione del Signore, in cambio del mantenimento economico era soggetta a stringenti obblighi di purezza e morale, ed era garante dei bisogni spirituali della collettività pagante, nonché di tutti quelli materiali mediante le grazie del Signore degli Eserciti generosamente elargite al popolo eletto.

Nell’Antico Testamento non si trova pronuncia in merito alla liceità di una tassazione piatta o progressiva. A ciò si aggiunge l’interpretazione tipicamente protestante della grazia e dell’unzionedel Signore come abbondanza di beni materiali quali denaro, proprietà, potere, fama (del tutto assente nella Sacra Famiglia, negli apostoli e nei discepoli).

A fine ‘800 un economista italiano, Masè Dari Eugenio (1864-1961) scrisse un libro di oltre 700 pagine sull’imposizione progressiva in cui si ricostruiva la storia millenaria della progressività[1].

Uno degli arrgomenti economici, in senso opposto, a favore di un aliquota fiscale progressiva col reddito imponibile, è l’esistenza di soglie critiche macroeconomiche. L’aliquota progressiva avrebbe una funzione di equità sociale e di redistribuzione della ricchezza generata.
Esiste qualche settore della finanza, energia, ecc. dove i ritorni si possono ragionevolmente ritenere pressoché certi e più che proporzionali al capitale investito, in cui quindi è limitato il fattore di rischio soggettivo, mentre molto del successo finale dipende dall’accesso al credito, e dalla disponibilità di Capitale proprio liquido da poter investire. Anche a livello di sistema economico, esiste un Moltiplicatore keynesiano ottenibile con la spesa pubblica, gli investimenti privati e il taglio delle tasse, del quale quindi possono beneficiare anche singoli soggetti privati. L’imposizione progressiva sarebbe legittimata da una sovratassa sull’extra-profitto del reddito da capitale rispetto al reddito da lavoro, costituzionalmente più tutelato, ovvero rispetto al tasso opportunità del capitale proprio accessibile al reddito del cittadino medio.

Il problema di determinare l'”ottima progressività”, vale a dire il criterio logico in base al quale si decide la progressività dell’aliquota (quale percentuale per quali scaglioni di reddito), sarà molto dibattuto fra gli economisti del 1800-1900. Il problema si è posto per la prima volta in tutta la sua evidenza nella Firenze al tempo dei Medici, in cui la tassa (chiamata “decima scalata”, cioè progressiva), sulla proprietà di maggior valore poneva per le classi più abbienti un’aliquota talmente alta, che essi avevano convenienza a venderle, per non pagare l’imposta. La totale discrezionalità della famiglia Medici nella determinazione delle aliquote, si traduceva in un uso arbitrario e politico della tassazione, per indebolire i loro avversari cittadini.

Durante la presidenza di George W. Bush, alcuni economisti americani (Robert Hall, Alvin Rabushka, ecc.) proposero, poco dopo l’approvazione del taglio delle tasse proposto dal Presidente, di sostituire il sistema fiscale vigente in quell’epoca con una flat tax del 17,5%: se questa proposta fosse diventata legge, il 62% dei contribuenti avrebbe guadagnato denaro rispetto al precedente sistema progressivo. Tale percentuale sale di molto se si ricorda che le due aliquote più basse ai tempi del Presidente Clinton erano del 15% e del 28% (si ricordi che l’aliquotamassima era del 27% ai tempi del Presidente Reagan). Bisogna ricordare che tale proposta è basata sull’eliminazione di tutte le esenzioni, detrazioni e deduzioni vigenti per poter allargare la base imponibile il più possibile, fino ad includere tutto il PIL nazionale: in questo modo si ottiene un gettito uguale (o superiore, se si considera il fenomeno dell’emersione della cosiddetta economia sommersa) con una sola aliquota decisamente inferiore e si rafforza la democrazia in quanto, purtroppo, alcune esenzioni, detrazioni e deduzioni sono state createdietro la spinta – non sempre pulita – delle lobby o associazioni di categoria e non nell’interesse della collettività e dei contribuenti.

Inoltre alcuni economisti americani (Robert Hall, Alvin Rabushka, ecc.) sostengono che si può creare unano-tax area per esentare i più poveri e per farscendere, di fatto, l’aliquota reale sui poveri e la classe media: così si realizza la progressività per deduzione e non per aliquote o scaglioni che danneggia il risparmio e gli investimenti. Bisogna ricordare che la redistribuzione del reddito può esserci sia con una flat tax che con un sistema progressivo: è l’efficienza della spesa pubblica, e non il sistema tributario, a determinare l’efficacia della redistribuzione. In altre parole, anche con aliquote molto progressive possiamo non avere redistribuzione del reddito se i politici e i burocrati sperperano il denaro dei contribuenti: con la flat tax si ha, almeno nel breve periodo (nel lungo periodo si realizzeranno gli effetti positivi della Curva di Laffer), una penuria di entrate e i politici dovranno decidere se tagliare le spese utili (esempio: gli aiuti alle famiglie numerose) o quelle inutili (esempio: i contributi a fondo perduto a favore di questa o di quella lobby) per raggiungere il pareggio di bilancio

Nella seconda metà degli anni 2000 sono state proposte adozioni della flat tax in vari Paesi del mondo, in particolare negli Stati dell’est Europa. Negli Stati Uniti d’America, l’ex leader della maggioranza alla Camera dei rappresentanti Dick Armey e il gruppo conservatore FreedomWorks hanno cercato il supporto popolare per l’adozione di tale sistema (Taxpayer Choice Act).[2] In altri Paesi l’adozione della flat tax è stata proposta principalmente a causa del successo rilevato in numerosi Paesi dell’Europa dell’est, sebbene questo sia oggetto di discussione.[3]

Sistemi di flat tax sono stati introdotti con la speranza di stimolare la crescita e lo sviluppo economico. Gli Stati baltici EstoniaLettonia e Lituania hanno rispettivamente una flat tax pari al 24%, 25% e 33% a partire dalla metà degli anni 90. Il 1º gennaio 2001 è stata introdotta al 13% sul reddito in Russia. Successivamente l’Ucraina ha adottato come la Russia la flat tax del 13% nel 2003, ma che è stata aumentata al 15% nel 2007. La Slovacchia ha introdotto una flat tax pari al 19% sulla maggior parte delle imposte nel maggio 2004, per poi essere abolita nel 2013 dal rieletto governo di sinistra in favore di un sistema progressivo, facente parte di un pacchetto per l’austerità;[4] nel periodo avente la tassa fissa la crescita economica ha raggiunto il 10%, la disoccupazione è calata dal 20 al 10% e il debito pubblico è passato dal 50 al 21% del PIL nel 2008.[4]La Romania ha adottato la flat tax 16% sul reddito e sugli utili delle aziende il 1º gennaio 2005. La Macedonia ha introdotto la flat tax al 12% sul reddito e sui profitti delle imprese il 1º gennaio 2007, portando la percentuale al 10% nel 2008.[5][6]L’Albania ha introdotto la flat tax al 10% dal 2008.[7]La Bulgaria applica una tassa fissa al 10% per i profitti aziendali e redditi personali dal 2008.[8]

Negli Stati Uniti, sebbene le tasse federali siano progressive, cinque stati su cinquanta — IllinoisIndianaMassachusettsMichigan e Pennsylvania — hanno un’unica aliquota su redditi delle persone, dal 3,07% (Pennsylvania) al 5.3% (Massachusetts).

Il 1º gennaio 2004, in Italia, è entrata in vigore l’IRES (Imposta sul REddito delle Società) al posto dell’IRPEG. L’IRES è una flat tax: infatti è presente una sola aliquota pari al 24%.

La Grecia e la Croazia stanno pianificando di introdurre la flat tax. Paul Kirchhof, che era stato proposto come il prossimo Ministro delle finanzedella Germania nel 2005, aveva proposto di introdurre la flat tax al 25% entro il 2007 ed aveva provocato diffuse polemiche. Alcuni sostengono il sistema fiscale tedesco sia il più complesso del mondo[senza fonte].

Il 27 settembre 2005, il Consiglio olandese dei Consiglieri economici ha consigliato la flat tax ad un alto tasso pari al 40% per i redditi nei Paesi Bassi. Alcune deduzioni sarebbero permesse, e le persone con più di 65 anni avrebbero tassi più bassi.

Sempre negli Stati Uniti, le proposte per la flat tax a livello federale sono emerse più volte negli ultimi anni, durante i numerosi dibattiti politici. Jerry Brown, governatore Democratico della California, ha messo la flat tax nel suo programma, quando correva per la presidenza degli Stati Uniti nel 1992. È stato però criticato dal suo rivale Democratico Tom Harkin. Quattro anni dopo, il candidato Repubblicano Steve Forbes, ha proposto un’idea simile tra le proposte principali del programma. Sebbene nessuno di questi abbia ricevuto la nomination dal proprio partito, le loro proposte sono entrate nel diffuso dibattito riguardo al sistema fiscale degli Stati Uniti, i quali non hanno una flat tax federale. Solo a livello di alcuni Stati (10 su 50) esistono flat tax (equivalenti alle nostre addizionali regionali Irpef).

 

 

Annunci